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Spreaker: la webradio 2.0 semplice, gratuita e aperta a tutti

Avete mai avuto il desiderio di metter su un vostro show radiofonico senza troppi scazzi e mazzi? Ora potete farlo.
Spreaker è una web radio i cui contenuti sono creati interamente dai membri della community con tutti i costi di royalties relative ai brani musicali e di banda che non gravano sull’utente. Innovativo d’altra parte è anche l’assoluta semplicità di creazione dei propri show o podcast senza la necessità di installazione di nessun software. La dj consolle infatti, è già presente sul sito ed è assolutamente intuitiva nel suo utilizzo con la possibilità di combinare la propria voce con jingle, effetti e brani musicali messi gratuitamente a disposizione dalla piattaforma.
Per saperne qualcosa in più ecco qui sotto la presentazione di Spreaker effettuata da uno dei soci della società, Francesco Baschieri, al Barcamp Tour di Telecom Italia Working Capital.

A me pare un’ottima idea, innovativa e molto divertente. L’unica pecca che Io conosco, hardcore attualmente ha rilevato in questa versione beta, è relativa alla non amplissima scelta di brani musicali. Forse in futuro, magari alla fine di questa fase beta, le cose su queste versante miglioreranno.
Io conosco hardcore mette a disposizione di chiunque commenterà questo post, 10 inviti per cimentarsi nella creazione di un proprio show radiofonico su Spreaker.
Fate sentire la vostra voce.
Anche Io conosco, hardcore lo farà. Prima o poi.

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Google Wave: prova ed inviti.

Google ha rilasciato un’applicazione che dovrebbe rivoluzionare il web 2.0 e il suo utilizzo. Si chiama Google Wave.
Io conosco, hardcore ha ottenuto da Google un invito per l’utilizzo della sua prewiev. Come l’ha ottenuto? Semplice, mandando una mail ai signori di Mountain View.


Ma che cazzo fosse esattamente Google Wave se lo sono chiesti in molti (ed anche il sottoscritto) in questi mesi di frenetica attesa per il suo rilascio.
In tre parole: comunicazione, condivisione, collaborazione.
Le migliori definizioni estese ce le dà però guidagooglewave.com. Le riporto per intero:

  1. Google Wave — Definizione figa/slogan: è l’email, come se fosse stata inventata oggi, nell’era del Web 2.0 e dei social network;
  2. Google Wave — Definizione per imbecilli: una specie di MSN, che ha preso sostanze stupefacenti;
  3. Google Wave — Definizione per l’utente medio: Strumento  di comunicazione in tempo reale che permette ai suoi partecipanti di lavorare insieme su documenti anche con formattazione non banale, condividere e modificare foto e loro attributi, video, mappe, ottenere updates e notifiche da Twitter, Facebook e altri social network;
  4. Google Wave — Definizione per sviluppatori e geek: un’applicazione web secondo lo standard HTML5, open source, che richiede browsers con performance javascript eccezionali (ovvero non Internet Explorer, sorry), supporta estensioni e gadget, dispone già di APIs (application programming interface) che lavorano su due binari: incorporazione (embedding API) su pagine web e blogs, e costruzione di gadgets e robots — che sono, rispettivamente, elementi complementari all’«onda»,come una mappa associata ad un luogo inserito nella conversazione, e dei partecipanti meccanici (“robot”) alla conversazione che svolgono tasks e altri compiti particolari secondo il modo in cui sono stati programmati (un esempio è un robot incaricato di creare e contare i voti di sondaggi all’interno dell’onda)

Bene, Io conosco, hardcore lo sta provando e ne è parzialmente soddisfatto.

Wave vive sul web, ha la grafica simile a Gmail ed è abbastanza stabile. Serviranno altre implementazioni e servirà del tempo per scoprire se potrà davvero andare incontro alle necessità dell’utente medio. Però la sua semplicità e la sua filosofia di condivisione spinta sono armi potentissime. Nei prossimi mesi si diffonderà e vedremo se sopravviverà.

Ah, Io conosco, hardcore ha degli inviti da distribuire per la preview di Google Wave: 10 per l’esattezza. Ai primi 10 che commenteranno questo post e lasceranno la propria mail sarà dispensato un invito.

Nel caso nessuno commenti, che peste e cagotto vi colgano all’istante.
Amen.

Web feat. Tokyo Metro System

Si parlava di estetica dei dati, connessioni, visioni d’insieme. Spostiamoci allora dall’Ungheria al Giappone per un resa grafica del web che concettualmente è davvero geniale. Necessaria però una premessa.  Le classiche mappe disponibili finora erano iperdettagliate ma confusionarie, dispersive e ad alto rischio di sbadigli incontrollati. Nodi, nuclei, link: un casino immondo. C’era tutto ma non si capiva un cazzo.

Invece Information Architets, agenzia di marketing digitale nippo-svizzera, ha traslato i 333 siti web e le 111 personalità più influenti sulla mappa della metropolitana di Tokyo. Sono state individuate 13 linee tematiche (knowledge, news, entertainment, sharing etc.) su cui sono stati posizioniati siti e personalità. Ogni sito si sviluppa in larghezza (stabilità), altezza (successo) e nel caso fosse multitematico si troverà su di uno snodo di più linee. Proprio come una comune metropolitana. Ecco un piccolo scorcio della Web Trend Map 4.

Ovviamente su Flickr sono disponibili versioni ad alta risoluzione della mappa e su Zoomorama una versione più funzionale per meglio navigare tra linee, stazioni e snodi. Se volete potete anche acquistarne una stampa di qualità per soli 49$, spese di spedizione escluse. Ma Io conosco, hardcore ve la fa spulciare direttamente da qui, sotto. (Conviene attivare la visualizzazione a schermo intero.)

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Per l’Italia presenti La Repubblica.it, il Corriere.it e Beppe Grillo.

Un dettaglio interessante: fate attenzione ai capolinea. Indicano sempre due fenomeni che utilizzano stesse dinamiche ma per diverse finalità. Sulla Identity Line (social network e simili) da un lato c’è il super trendy Twitter e dall’altro Mail.ru, dominio principe dello spam. Sulla News Line da un lato Aftonbladet, uno dei quotidiani più antichi del mondo, e dall’altro il nuovo e rampante Huffington Post.

Precisione e assoluta assenza di banalità per una realtà incasinatissima come il web.

Curioso notare come sia stata proprio la mappa di una metropolitana, quella di Londra, ad inaugurare l’era dell’estetica dei dati. Il progetto all’inizio fu respinto perché distorceva la reale geografia della città, poi è diventato lo standard globale  per questo tipo di rappresentazioni. Era il 1931 e il grafico Harry Beck era incazzato nero. Nel 2009 gli è stato dedicato un francobollo. Rivincita di chi conosceva, hardcore. In largo anticipo.

Facebook vi seppellirà

Odiare Facebook è di moda tanto quanto amarlo, ma succede più o meno sempre così con qualsiasi fenomeno di massa. Come Berlusconi o il Grande Fratello.

Dai iscriviti su Facebook!
Ma nemmeno se mi cascano le palle, caro il mio esibizionista del web 2.0!

Eh? Che cazz’è ‘sto web 2.0?
Vabbè ciao..

Ebbene, da ieri e se mai ce ne fosse stato il bisogno, il tizio diffidente (e incazzoso per giunta) del dialogo di cui sopra  ha la ragione un tantino dalla sua parte.

Un bimestrale francese, Le Tigre, ha preso di mira uno dei milioni di utenti di Facebook e lo ha sputtanato pubblicamente. Attraverso Facebook appunto, ma anche grazie a Flickr, dove lo scimunito ha pubblicato in due anni la bellezza di 17000 foto. Ne ha ricostruito così tutta la sua vita, dalle abitudini sessuali al suo lavoro passando per i viaggi che ha fatto negli ultimi anni. Unico dettaglio mancante è il numero civico del suo domicilio ma ci si può, tutto sommmato,  pure accontentare.

Lo scimunito (Marc, francesino di Nantes) si è incacchiato, si è spaventato e ha temuto per la sua privacy, protestando con il direttore della rivista.

Poverino. Peccato che tutte le informazioni fossero assolutamente pubbliche ed incontestabilmente pubblicate solo da lui.

Quindi?

Facebook fa cacare. Seguite la moda dell’odio incontrastato altrimenti le foto di quella sera, proprio quella lì, quando eravate ubriachi fradici e danzavate nudi per strada pensando di esservi reincarnati in uno sciamano uzbeko finiranno su Studio Aperto. E non so quanto sia gradevole o edificante, perché le fosse comuni nell’armadio ce le abbiamo tutti.

Meno Facebook, più hardcore.

Io vi ho avvisati.