E’ stata una lunga notte

Buongiorno.
Si ricomincia, per forza, a breve.
Prima però, rifacciamoci la bocca con questa deliziosa bevanda.

La deliziosa bevanda

Chi non beve Squirt
non conosce, hardcore.

Corona all’Università. Infranto nuovamente limite del ridicolo.

Fabrizio Corona è stato invitato il 1 Marzo ad un convegno presso l’Università di Salerno sul tema “Il potere dei media”. Questo signore ha messo piede dunque in un’università pubblica, in qualità di esperto di media e privacy.
Uhm.
Fabrizio Corona si è distinto negli anni per i seguenti episodi:
- ha commesso 8 infrazioni gravi al codice della strada (tra cui: guida senza patente, guida contromano, eccesso di velocità)
- è stato accusato di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e successivamente condannato per questo a 3 anni e 8 mesi di reclusione
- è stato condannato a 3 mesi e 400 euro di multa (pena detentiva convertita poi in sanzione di 4650 euro) per detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola in due episodi distinti
- è stato iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta perchè la sua società Corona’s srl è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano
- è stato condannato definitivamente per aggressione a pubblico ufficiale.
Uhm.
Magari poteva essere invitato per un convegno che trattasse di altro, magari di come si affronta un processo penale per uscirne sempre condannato. Sarebbe stato più indicato.

Fabrizio Corona durante una delle sue capatine in Tribunale

Un personaggio di tale calibro ha varcato le soglie dell’Università degli Studi di Salerno e ha detto la sua di fronte ad un buon numero di studenti che forse prendevano appunti, invitato da un branco di rincoglioniti dediti alla gerontocrazia e al ribasso culturale. Stamane, tra l’altro, il Magnifico (tsk) Rettore (tsk) ha pubblicato sul sito web dell’università una letterina di chiarimento sull’accaduto nella quale dice tra l’altro “…in tal senso desidero sottolineare che l’Università ha il dovere di occuparsi di casi come il “Caso Corona”- peggio sarebbe ignorare o far finta di non vedere-  e ha il dovere di far esprimere a Fabrizio Corona, se lo richiede, il proprio pensiero.”
Ah ok. Ora capisco. Un pluripregiudicato, estorsore, truffatore, violento (e mediocre testa di cazzo aggiungo io) ha il bisogno dire la sua con l’intento di illuminare l’uditorio con il suo pregevole punto di vista e bisogna dargliene la possibilità. Benissimo! Dopo la prima cappellata, eccone una seconda che avrebbe dovuto estinguere la prima ma che invece ci ha rivelato una capacità di ragionamento da far invidia a Topo Gigio.
Al ridicolo non c’è davvero limite.

Si torni a parlare di musica. American Hardcore.

Che si ritorni pure a parlare di musica.
Se il glorioso Festival di Sanremo non vi ha fatto crepare con un’ orchite fulminante si ritorni a parlare di musica, di quella che faceva volare corpi e li sospendeva in aria, di quella che divenne una vera e propria pratica culturale che si ribellava ad una vita stereotipata e programmata fin dal primo giorno di vita.
Erano gli anni compresi tra il 1979 e il 1986 e negli Stati Uniti nasceva, cresceva e moriva l’hardcore punk, una vera e propria incazzatura generazionale che prendeva di mira il reaganismo e si esprimeva con la musica più veloce e violenta mai udita prima proprio quando il punk sembrava morto e sepolto e prima che la ribellione con anessi e connessi diventasse mezzo pubblicitario per attirare orde di ragazzini in cerca dell’ultima moda.
Io conosco, hardcore, a questo proposito, vi propone American Hardcore, un  documentario musicale del 2006 pieno zeppo di interviste e filmati inediti che racconta degnamente tutto il movimento hardcore statunitense nel suo dispiegarsi dalla West all’ East Coast.


Voi, rockettari degli anni novanta e zero sappiate che i vostri idoli quali Red Hot Chili Peppers, Nirvana, Pearl Jam, Marilyn Manson, Metallica, Jane’s Addiction, Rage Against the Machine e tanti altri sono figli di quegli anni e di quella musica, fatta di un vortice incredibile di energia, ferocia, velocità e volume a palla.
Il viaggio di American Hardcore parte dalla California (Battalion of SaintsCircle OneAdolescentsSuicidal Tendencies, Black FlagCircle Jerks, Dead KennedysFlipper), passando per il Texas (DriThe DicksThe Stains), proseguendo per Washington (Bad Brains, Minor Threath), New York (Agnostic FrontCro-MagsThe Mob), Boston (SS DecontrolGang GreenNegative FX) per giungere infine in North Carolina (Corrosion of Conformity) e Wisconsin (Die Kreuzen) con un puntata in Canada (D.O.A).
Se siete dei rockettari, ripeto, dovete guardarlo. Per farvi una cultura e conoscere, hardcore.

Potete guardarlo in streaming  con sottotitoli in italiano.
Potete acquistarlo.

Spreaker: la webradio 2.0 semplice, gratuita e aperta a tutti

Avete mai avuto il desiderio di metter su un vostro show radiofonico senza troppi scazzi e mazzi? Ora potete farlo.
Spreaker è una web radio i cui contenuti sono creati interamente dai membri della community con tutti i costi di royalties relative ai brani musicali e di banda che non gravano sull’utente. Innovativo d’altra parte è anche l’assoluta semplicità di creazione dei propri show o podcast senza la necessità di installazione di nessun software. La dj consolle infatti, è già presente sul sito ed è assolutamente intuitiva nel suo utilizzo con la possibilità di combinare la propria voce con jingle, effetti e brani musicali messi gratuitamente a disposizione dalla piattaforma.
Per saperne qualcosa in più ecco qui sotto la presentazione di Spreaker effettuata da uno dei soci della società, Francesco Baschieri, al Barcamp Tour di Telecom Italia Working Capital.

A me pare un’ottima idea, innovativa e molto divertente. L’unica pecca che Io conosco, hardcore attualmente ha rilevato in questa versione beta, è relativa alla non amplissima scelta di brani musicali. Forse in futuro, magari alla fine di questa fase beta, le cose su queste versante miglioreranno.
Io conosco hardcore mette a disposizione di chiunque commenterà questo post, 10 inviti per cimentarsi nella creazione di un proprio show radiofonico su Spreaker.
Fate sentire la vostra voce.
Anche Io conosco, hardcore lo farà. Prima o poi.

Chatroulette, la nuova frontiera dei casi umani in shuffle

Arrivi su Chatroulette e inizi a parlare, vedere e farti vedere con uno sconosciuto in modo del tutto casuale, proprio come fosse una roulette. A questo punto  l’unica via di scampo che hai per liberarti dall’imbarazzo e dai conati di vomito che possono presentarsi senza soluzione di continuità, è quella di pigiare forte su F9 (Next) per ricombinare l’incontro con un altro degli sconosciuti a caso (si oscilla ormai tra i 1o.ooo e i 70.000) presenti sul sito. E’ tutto molto semplice, veloce, immediato e senza difficoltà tecniche a patto che si abbia una webcam, un microfono e una connessione veloce che possa definirsi tale.
Il campionario dei casi umani (e disumani) che vi si possono presentare spazia dai giovani e meno giovani con il pipino tra le mani, passando per i depressi cronici di origine asiatica che vi scrutano severi senza motivo o fighissimi teenager anglosassoni con la piastra per capelli nascosta dietro la schiena pronti a farvi sentire dei cessi scassati di estrazione mediterranea, per arrivare ai più normali: quelli che strafatti di noia decidono di occupare il tempo con sfanculate gratuite o con la speranza di vedere una tetta di medie dimensioni.

Campionario di Homo Sapiens Sapiens

L’origine di questa stupenda applicazione è rimasta ignota ai più fino a qualche giorno fa, quando il blog New York Times ha contattato l’amministratore del sito per un’ intervista. Si scopre così che la mente superiore che ha ideato tutto ciò è Andrey Ternovskiy, 17enne moscovita che qui vediamo in sella alla sua fiammante bicicletta.

Andrey Ternovskiy. Photo by New York Times.

Ci fa sapere in breve che è tutto nato come un divertimento tra amici fino a diventare, grazie al passaparola, uno dei fenomeni del web più strabilianti (e stranianti dico io). Ci fa sapere che grazie al minimalismo e alle quattro pubblicità messe in croce presenti nella parte inferiore della pagina riesce a pagare tutte le spese vive di hosting e di banda (7 gigabit/s attualmente) e che l’idea di base avrà nuove implementazioni per rendere la roulette ancora più intensa.

Per ora pare a molti come un passatempo per segaioli annoiati, magari in futuro potrà dare vita a soluzioni didattiche o professionali generando un nuovo filone all’interno della cultura digitale.
Per finire ecco un piccolo esempio/esperimento effettuato da Io conosco, hardcore.

Una che conosce, hardcore.

By the fans, for the fans

E’ iniziato tutto un anno fa. Trent Reznor rendeva disponibili gratuitamente circa 400 GB di  materiale video in formato Hd di 3 concerti dei Nine Inch Nails, girato dalla crew della band. Tutto questo materiale era a disposizione di chiunque avesse avuto tempo e voglia di  editarlo, montarlo o semplicemente conservarlo. Ne parlammo tra l’altro qui. Bene, dopo un  anno un team di fan ha iniziato a rilasciare il proprio lavoro.

This One Is On Us si è prodigato in un’ esperienza a mio parere storica. Utilizzando tutti gli strumenti tecnologici a  disposizione che facilitassero un approccio totalmente collaborativo e gratuito ha realizzato  Another Version Of The Truth, un set composto da 3 dvd. Il primo dvd, The Gift, è stato  rilasciato il 25 dicembre; il successivo, Bonus Content, è disponibile dal 25 gennaio. Il montaggio, la correzione del colore, la creazione dei menu, l’aspetto grafico e tutto il resto è  stato creato attraverso le scelte dei fan e del core del team stesso per un risultato  assolutamente fantastico. Per dare uno sguardo immediato è stata creata una playlist su  YouTube.
Tutti i dettagli ovviamente su Thisoneisonus.org.

P.S. Nella barra laterale ho inserito il link alla pagina Facebook di Io conosco, hardcore. Buuuu, brrrr, tsk tsk direte voi. Prima sputa sul magnifico social network e poi ci si iscrive. Non mi rimangio nulla: Faccebook fa cagare. Io lo userò solo come mezzo promozionale per far aumentare le visite al blog visto che siamo vicini allo zero assoluto; niente foto dell’amministratore che dà bacini alla fotocamera o altre amenità simili.
Buon divertimento.

Google Wave: prova ed inviti.

Google ha rilasciato un’applicazione che dovrebbe rivoluzionare il web 2.0 e il suo utilizzo. Si chiama Google Wave.
Io conosco, hardcore ha ottenuto da Google un invito per l’utilizzo della sua prewiev. Come l’ha ottenuto? Semplice, mandando una mail ai signori di Mountain View.


Ma che cazzo fosse esattamente Google Wave se lo sono chiesti in molti (ed anche il sottoscritto) in questi mesi di frenetica attesa per il suo rilascio.
In tre parole: comunicazione, condivisione, collaborazione.
Le migliori definizioni estese ce le dà però guidagooglewave.com. Le riporto per intero:

  1. Google Wave — Definizione figa/slogan: è l’email, come se fosse stata inventata oggi, nell’era del Web 2.0 e dei social network;
  2. Google Wave — Definizione per imbecilli: una specie di MSN, che ha preso sostanze stupefacenti;
  3. Google Wave — Definizione per l’utente medio: Strumento  di comunicazione in tempo reale che permette ai suoi partecipanti di lavorare insieme su documenti anche con formattazione non banale, condividere e modificare foto e loro attributi, video, mappe, ottenere updates e notifiche da Twitter, Facebook e altri social network;
  4. Google Wave — Definizione per sviluppatori e geek: un’applicazione web secondo lo standard HTML5, open source, che richiede browsers con performance javascript eccezionali (ovvero non Internet Explorer, sorry), supporta estensioni e gadget, dispone già di APIs (application programming interface) che lavorano su due binari: incorporazione (embedding API) su pagine web e blogs, e costruzione di gadgets e robots — che sono, rispettivamente, elementi complementari all’«onda»,come una mappa associata ad un luogo inserito nella conversazione, e dei partecipanti meccanici (“robot”) alla conversazione che svolgono tasks e altri compiti particolari secondo il modo in cui sono stati programmati (un esempio è un robot incaricato di creare e contare i voti di sondaggi all’interno dell’onda)

Bene, Io conosco, hardcore lo sta provando e ne è parzialmente soddisfatto.

Wave vive sul web, ha la grafica simile a Gmail ed è abbastanza stabile. Serviranno altre implementazioni e servirà del tempo per scoprire se potrà davvero andare incontro alle necessità dell’utente medio. Però la sua semplicità e la sua filosofia di condivisione spinta sono armi potentissime. Nei prossimi mesi si diffonderà e vedremo se sopravviverà.

Ah, Io conosco, hardcore ha degli inviti da distribuire per la preview di Google Wave: 10 per l’esattezza. Ai primi 10 che commenteranno questo post e lasceranno la propria mail sarà dispensato un invito.

Nel caso nessuno commenti, che peste e cagotto vi colgano all’istante.
Amen.