Io conosco, hardcore

Google Wave: prova ed inviti.

11/12/2009 · 5 commenti

Google ha rilasciato un’applicazione che dovrebbe rivoluzionare il web 2.0 e il suo utilizzo. Si chiama Google Wave.
Io conosco, hardcore ha ottenuto da Google un invito per l’utilizzo della sua prewiev. Come l’ha ottenuto? Semplice, mandando una mail ai signori di Mountain View.


Ma che cazzo fosse esattamente Google Wave se lo sono chiesti in molti (ed anche il sottoscritto) in questi mesi di frenetica attesa per il suo rilascio.
In tre parole: comunicazione, condivisione, collaborazione.
Le migliori definizioni estese ce le dà però guidagooglewave.com. Le riporto per intero:

  1. Google Wave — Definizione figa/slogan: è l’email, come se fosse stata inventata oggi, nell’era del Web 2.0 e dei social network;
  2. Google Wave — Definizione per imbecilli: una specie di MSN, che ha preso sostanze stupefacenti;
  3. Google Wave — Definizione per l’utente medio: Strumento  di comunicazione in tempo reale che permette ai suoi partecipanti di lavorare insieme su documenti anche con formattazione non banale, condividere e modificare foto e loro attributi, video, mappe, ottenere updates e notifiche da Twitter, Facebook e altri social network;
  4. Google Wave — Definizione per sviluppatori e geek: un’applicazione web secondo lo standard HTML5, open source, che richiede browsers con performance javascript eccezionali (ovvero non Internet Explorer, sorry), supporta estensioni e gadget, dispone già di APIs (application programming interface) che lavorano su due binari: incorporazione (embedding API) su pagine web e blogs, e costruzione di gadgets e robots — che sono, rispettivamente, elementi complementari all’«onda»,come una mappa associata ad un luogo inserito nella conversazione, e dei partecipanti meccanici (“robot”) alla conversazione che svolgono tasks e altri compiti particolari secondo il modo in cui sono stati programmati (un esempio è un robot incaricato di creare e contare i voti di sondaggi all’interno dell’onda)

Bene, Io conosco, hardcore lo sta provando e ne è parzialmente soddisfatto.

Wave vive sul web, ha la grafica simile a Gmail ed è abbastanza stabile. Serviranno altre implementazioni e servirà del tempo per scoprire se potrà davvero andare incontro alle necessità dell’utente medio. Però la sua semplicità e la sua filosofia di condivisione spinta sono armi potentissime. Nei prossimi mesi si diffonderà e vedremo se sopravviverà.

Ah, Io conosco, hardcore ha degli inviti da distribuire per la preview di Google Wave: 10 per l’esattezza. Ai primi 10 che commenteranno questo post e lasceranno la propria mail sarà dispensato un invito.

Nel caso nessuno commenti, che peste e cagotto vi colgano all’istante.
Amen.

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Massive music blog search engine

20/11/2009 · 1 commento

In principio ci fu Napster poi Winmx, Bearshare, DC++, LimeWire, Emule, i torrent ed infine CaptainCrawl.com.

Per scaricare (più o meno illegalmente si intende) musica ed in particolare interi album, specialmente se non mainstream, il Grande Web ci ha donato CaptainCrawl.com che attraverso un motore di ricerca interno riesce a scovare tutti gli album pubblicati sui blog o in generale su qualsiasi pagina web. Ovviamente dopo la ricerca si verrà rimandati sulla specifica pagina che contiene il link che ci interessa per il download (in genere le più diffuse piattaforme di hosting quali rapidshare e megaupload).
Ottimo strumento per conoscere ottimi blog musicali (uno dei migliori per conoscere, hardcore è Elementary Revolt), ottima musica e per trovare quel maledetto EP dei Vatican Commandos che non riuscivate proprio a trovare.

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Siamo preprogrammati musicalmente?

19/11/2009 · 1 commento

Vale a dire: la musica ce l’abbiamo dentro? Quasi come fosse un tampax primordiale? Esiste una sorta di estetica musicale universale? Il signor Bobby McFerrin (Don’t Worry Be Happy) cerca di dimostrarlo al World Science Festival del 2009. Qui sotto il video dell’esperimento in questione. Ah, accendete le casse.

McFerrin semplicemente suggerendo le prime note alla platea e saltellando lungo tutta l’estensione del palco in posizioni stavolta non suggerite riesce a trasportare il pubblico a far cantare tutti all’unisono sulla nota corrispondente.

Pubblico selezionato di cantanti provetti?Improbabile che il World Science Festival faccia concorrenza a X Factor et similia.
Probabilmente e più semplicemente tutti (o quasi) abbiamo un bagaglio di esperienze musicali fondate sulla musica pop, folk, blues e rock che adottano la scala pentatonica e tutti (o quasi) in quella platea hanno subito l’effetto livellante della massa che non ci fa percepire distintamente tutte le singole stonature ma semplicemente le voci dominanti che hanno trascinato tutti gli altri livellandone le dissonanze (ma affinando l’orecchio si possono percepire ad esempio numerose incertezze del pubblico).
Quindi non “orecchio” innato ma semplicemente programmato e abituato dalla nostra cultura musicale basata su un determinato sistema di frequenze e intervalli.

L’esperimento è comunque esaltante e dimostra che aldilà di tutti i pipponi mentali di cui sopra la musica è una di quei linguaggi alla portata di tutti. Non innato certo, ma disponibile affinchè tutti possano teoricamente conoscere, hardcore.

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Io intervisto, Nuove Forme di Poesia

23/06/2009 · 2 commenti

Disse una volta Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, in una sua celebre canzone: “Sui giovani d’oggi ci scatarro su, sui giovani d’oggi ci scatarro.”. E io ora dico che su questi giovani qui, i Nuove Forme di Poesia, non c’è proprio nulla da scatarrare. Tra l’altro stanno per lanciare il loro primo lavoro e di catarro non ne hanno bisogno. Piuttosto hanno bisogno che ascoltiate la loro prima fatica. Potete farlo scaricando l’Ep Il Deserto, gratuitamente, a partire dal 24 giugno da www.nuoveformedipoesia.com.

nfdp

Le cose sono andate così. Ecopoetico propone tre poesie in cerca di musica. Loro rispondono in versione acustica con ispirazione e qualità. Quindi decidono di pubblicare il loro primo Ep, Il Deserto.

Io conosco, hardcore ha potuto, tra l’altro,  ascoltare in anteprima assoluta i tre remix  che comporranno una sorta di extra dell’Ep . Sugli scudi sicuramente la versione in stile Tubeway Army  di “Atena Stanca”. Decisamente cazzuta. Come tutto il resto d’altronde.

Infine per capirci qualcosa in più e per soddisfare le curiosità più torbide ecco una breve chiacchierata con Pasquale Tammaro (musica, testi, voce, chitarra acustica, armi di distrazione di massa).

Ok Pasquale, che ne dici di presentare i Nuove Forme Di Poesia ai lettori di Io conosco, hardcore? Sono ammessi il turpiloquio e l’aforisma filosofico.
Faccio una fatica mostruosa a rispondere a domande come questa, la lascio per ultima, magari alla fine vedo se riesco a copiare.

Quali sono i tuoi artisti o generi di riferimento?
Sinceramente non mi ispiro a nessuno e niente in particolare, ciò che scrivo, ciò che suono è molto più spontaneo di quanto possa apparire. La predisposizione al suono acustico nasce essenzialmente dalla abitudine (e necessità) a comporre da solo in orari strani in cui per forza occorre essere delicati con la voce e accorti con i polpastrelli sulle corde della chitarra. Poi ovvio, dalla musica traspaiono facili accostamenti, ma gli accostamenti e i paragoni li lascio fare agli altri, io mi paragono solo a com’ero prima di oggi, nella speranza, con il tempo, di non peggiorare. In ogni caso ultimamente ascolto molto i madrigali di Carlo Gesualdo, anche se non c’entra nulla.

Oltre al download gratuito attraverso il vostro sito web avete in cantiere di pubblicare qualcosa in modo tradizionale? Cd, vinile, musicassetta?
Il deserto sarà distribuito in freedownload. Non esisterà in formato fisco. In futuro vedremo. Sto valutando un pò di idee, per esempio ho saputo di qualche gruppo che pubblica i dischi su penne USB. Altrimenti più che vinili e musicassette stavo pensando allo Stereo 8.

Come pensi che sarà accolto il vostro Ep? Predominanza di aggressioni fisiche o di favori sessuali?
Aggressioni sessuali e favori fisici

I remix presenti su Il Deserto sono eccezionalmente qualsiasicosatuvoglia. Ne farete altri?
Dei remix non mi occupo io personalmente, ma l’idea mi piace molto. Mi piacerebbe fare un disco con la stessa canzone remixata 15 volte.

La vostra attività live come procede? Ritieni che sia una dimensione indispensabile per diffondere la vostra proposta musicale?
La nostra attuale formazione (chitarra acutica-voce-chitarra elettrica-violoncello) si è definita da pochi mesi, praticamente da febbraio, nel frattempo abbiamo già suonato spesso a Milano, siamo stati a Genova, a Bologna.  Ora abbiamo ripreso le registrazioni per una nuova pubblicazione che contiamo di rendere disponibile entro l’autunno (wow super scoop) e quindi riprendere allora a suonare dal vivo, e poi chissà, ci saranno probabilmente novità nella formazione.

Gira voce di un vostro tour come band di supporto ai Tokyo Hotel. Puoi confermarlo?
Assolutamente si.

Il vostro sogno è partecipare al Festival di Sanremo o esibirvi alla Sagra della Polpetta (con vino gratis)?
No, il mio sogno è andare a suonare al festival subito dopo essermi esibito alla sagra della polpetta. Ma a San Remo voglio andarci con il mio gruppo punk però.

Bene, intervista conclusa. Puoi salutare tutti, anche mamma e papà, e lanciare invettive o appelli. (Ricorda di salutare i miei lettori, che saranno pure quattro o cinque ma sono piuttosto incazzosi.)
Saluto tutti quelli che mi conoscono e complimenti per la trasmissione. Ah, non ho risposto alla prima domanda. Ma non era importante.

Ricapitolando:

Per scaricare a sbafo Il Deserto: www.nuoveformedipoesia.com

Per ascoltare a sbafo i Nuove Forme di Poesia: MySpace

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Web feat. Tokyo Metro System

18/06/2009 · Lascia un commento

Si parlava di estetica dei dati, connessioni, visioni d’insieme. Spostiamoci allora dall’Ungheria al Giappone per un resa grafica del web che concettualmente è davvero geniale. Necessaria però una premessa.  Le classiche mappe disponibili finora erano iperdettagliate ma confusionarie, dispersive e ad alto rischio di sbadigli incontrollati. Nodi, nuclei, link: un casino immondo. C’era tutto ma non si capiva un cazzo.

Invece Information Architets, agenzia di marketing digitale nippo-svizzera, ha traslato i 333 siti web e le 111 personalità più influenti sulla mappa della metropolitana di Tokyo. Sono state individuate 13 linee tematiche (knowledge, news, entairtment, sharing etc.) su cui sono stati posizioniati siti e personalità. Ogni sito si sviluppa in larghezza (stabilità), altezza (successo) e nel caso fosse multitematico si troverà su di uno snodo di più linee. Proprio come una comune metropolitana. Ecco un piccolo scorcio della Web Trend Map 4.

Ovviamente su Flickr sono disponibili versioni ad alta risoluzione della mappa e su Zoomorama una versione più funzionale per meglio navigare tra linee, stazioni e snodi. Se volete potete anche acquistarne una stampa di qualità per soli 49$, spese di spedizione escluse. Ma Io conosco, hardcore ve la fa spulciare direttamente da qui, sotto. (Conviene attivare la visualizzazione a schermo intero.)

Per l’Italia presenti La Repubblica.it, il Corriere.it e Beppe Grillo.

Un dettaglio interessante: fate attenzione ai capolinea. Indicano sempre due fenomeni che utilizzano stesse dinamiche ma per diverse finalità. Sulla Identity Line (social network e simili) da un lato c’è il super trendy Twitter e dall’altro Mail.ru, dominio principe dello spam. Sulla News Line da un lato Aftonbladet, uno dei quotidiani più antichi del mondo, e dall’altro il nuovo e rampante Huffington Post.

Precisione e assoluta assenza di banalità per una realtà incasinatissima come il web.

Curioso notare come sia stata proprio la mappa di una metropolitana, quella di Londra, ad inaugurare l’era dell’estetica dei dati. Il progetto all’inizio fu respinto perchè distorceva la reale geografia della città, poi è diventato lo standard globale  per questo tipo di rappresentazioni. Era il 1931 e il grafico Harry Beck era incazzato nero. Nel 2009 gli è stato dedicato un francobollo. Rivincita di chi conosceva, hardcore. In largo anticipo.

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World Wide Music Scene

17/06/2009 · Lascia un commento

Di musica ce n’è a palate ormai. Accessibile, diffusa e gratis. Ottenibile gratuitamente, legalmente e illegalmente. Ma ce n’è troppa e c’è il rischio di perdere la visione d’insieme di tutto ciò che è udibile dall’orecchio umano e distribuito per far sanguinare o eiaculare i nostri timpani. C’è un modo però per riuscire a districarsi in questa giungla di gruppi, cantautori, collettivi musicali, one man band, dj e quant’altro. Uno studente ungherese di Informatica ha approfittato dell’incredibile mole di dati forniti dal Last.fm per tradurre graficamente tutta la musica catalogata dal migliore e più diffuso social network musicale. Ecco il risultato:

Tocca ora decifrare questo spettacolo e precisare che su http://sixdegrees.hu/last.fm/ c’è tanto altro. Tra cui immagini come questa ma molto più grandi e molto più definite, una mappa in stile Google Maps per esplorare, ingrandire e interagire con tutta la mole di dati disponibile, tutti i dettagli tecnici del progetto. Ovviamente Io conosco, hardcore per  esagerare  un po’ si è fatto spedire dall’autore del progetto un’immagine più grande. In formato 20.000 x 15.000 e dal peso di 160 Mb. Circa 5 metri x 4. Yeah.

Dunque, tutti quei puntini colorati sono gruppi e compositori  a cui è stato assegnato appunto un colore in base ai generi musicali assegnati dagli utenti di Last.fm attraverso il sistema dei tag.

Il rock è rosso, il metal è grigio, l’eletronica è arancione, l’hip-hop e il rap sono blu, il kazz è giallo, il reggae e lo ska sono magenta, la musica classica è azzurra, folk,country e world music sono marroni, il pop è verde.

La grandezza di ogni circonferenza indica il numero di ascolti effettuati dagli utenti del social network e le linee che le collegano sono le connessioni in base ai tag e quindi ai generi che hanno in comune. Il risultato è a suo modo strabiliante ed assolutamente efficace, tutta la scena mondiale musicale è comprensibile nel suo dispiegarsi di autori e generi in una sola occhiata. Esempio di una estetica dei dati davvera cazzuta.  Il tutto è distribuito sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Condividi allo stesso modo in versione 2.5.

Un tale Johann Wolfgang von Goethe disse: “Molte cose belle sono come isolate nel mondo, spetta allo spirito scoprirne le connessioni e creare così opere d’arte”.
Evidente che conoscesse, hardcore.

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Mr Web President

07/02/2009 · Lascia un commento

Il piatto si è raffreddato. Vediamo di studiarlo per bene con l’aiuto della rete e le sue belle funzioni crossmediali e non.

Crossmediali? Eh si, è questo il termino figo per indicare come si fa a conoscere le cose oggi. In parole povere si prendono tutti i media disponibili in vari formati e li si fanno comunicare tra loro per rendere la fruizione del contenuto più completa ed eccitante. In parole ancora più povere? Un viagra multimediale.

Bene, dopo la lezioncina digitale arriviamo al sodo. Barack Obama è stato eletto, ha giurato e ha iniziato a fare il suo lavoro da Presidente degli Stati Uniti d’America. Tutti hanno commentato e detto la loro. Ci siamo sorbiti il suo discorso inaugurale decine e decine di volte. Volete una sintesi? Eccola!

Ne volete una meno radical chic e più minimalista? Eccola!

E’ evidente che le tag cloud sono un buon mezzo per farsi un’idea in sintesi. Invece di un sbrodolo di parole inefficace basta solo uno sguardo per inizarci a capire qualcosa. La cosa è ancora più interessante se si confrontano tutti i discorsi inaugurali dei vari Presidenti sempre con il sistema dei tag. Il New York Time l’ha fatto. Divertitevi.

Se invece volete divertirvi ancora di più passiamo ad un’applicazione davvero esemplare in ambito crossmediale, facendo però un piccolo passo all’indietro nel tempo. Sempre quei fissatoni del New York Times hanno messo su sul loro sito web un video transcript e un transcript analyzer di un dibattito elettorale di Obama.

Ok, ma a che servono ’sti cosi?

Il primo ha trascritto il dibatto in sincrono con la traccia audio video con la possibilità di navigare tra i temi trattati sempre con l’ausilio della trascrizione e del video.

Il secondo invece ha suddiviso il dibattito nei vari botta e risposta con le varie suddivisioni temporali e con la possibilità di ricercare nel discorso qualsiasi parola che compariranno instantaneamente nella sezione temporale in cui sono state pronunciate.

Se avete tempo da perdere come me potete farci un giro e smanettarci un p0′.

Ma Obama non è stato solo passivo in tutto questo casino di video, audio e quant’altro. Ha anche cambiato un minuto dopo il giuramento il sito web della Casa Bianca con l’aggiunta di blog e quant’altro. E cosa molto più significativa ne ha reso accessibile tutto il contenuto. Eh si, perchè prima il file robot.txt (presente in tutti i siti web), che serve ad escludere dalla ricerca attraverso i motori di ricerca qualsiasi contenuto si voglia, era pieno di roba. Ora è vuoto ed è tutto accessibile.

Buon segno.

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Capezzone Mon Amour

06/02/2009 · 1 commento

capezzone

Daniele Capezzone mentre tenta di convincervi di una cosa a caso

Ti penetra, è il caso di dirlo, in casa ogni giorno. Petulante e anche pò affranto. Ma anche pò rompicoglioni. Prima non era esattamente così, il brillante – per alcuni – Daniele Capezzone. Prima si faceva le canne con Pannella e andava a ripetizioni di politica da Emma Bonino. Prima era la punta di diamante della nuova generazione di politici post prima Repubblica. Anche perchè era l’unico under 30 nella sua categoria. In definitiva era ggiovane, e basta.

Ora ha saltato il fosso, è passato al nemico con una classe davvero invidiabile e fa ufficiosamente il Ministro della Propaganda. E lo fa bene! Potesse fare la lobotomia fisicamente ad ogni italiano, uno ad uno, lo farebbe. Ma gli hanno detto che ancora non si può fare. Così, ogni santissima sera, in compagnia di altri loschi figuri tra cui Fabrizio “tumore”  Cicchitto , Maurizio “anfibio”  Gasparri e Roberto “concime” Cota, cerca di convincerti che tutto va bene e che se qualcosa va male è colpa di Lenin o di Di Pietro. Con il piglio da primo della classe e con quello sguardo ittico davvero travolgente. Di tanto in tanto presenzia a qualche talk show ma ormai non lo invitano più perchè anche se gli spegnevano il microfono lui se ne portava uno di scorta da casa per continuare a parlare. Perchè lui deve parlare. Perchè lo sa fare. E fa niente se dice una marea di cazzate.

Per ora è solo gavetta ma lui vuole fare carriera. E la farà. Lui è in gamba e lo sa. Lui è la vera alternativa intellettuale a questi giovani che si ingozzano di Grande Fratello e di droghe sintetiche. Lui è sempre elegante, sempre con la stessa camicia azzurra e la cravatta rossa o blu. Ma sempre scura.

Lui è la vera espressione della nuova, imminente classe dirigente.

Putroppo anche la  merda all’altezza delle narici è imminente.

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Il rock con un solo accordo

29/01/2009 · 2 commenti

Steve Albini è un tipo strano. Non ha la faccia da rockstar. Anzi pare più un programmatore di videogiochi degli anni ‘80. Non ama farsi chiamare produttore ma ingegnere del suono. Ha ingegnerizzato, dunque, oltre 1000 album di artisti del calibro di Nirvana, Gogol Bordello, Fugazi, Jesus Lizard, PJ Harvey, Neurosis da cui non ha preso nemmeno un centesimo di royalties. Con le sue tre band – Big Black, Rapeman, Shellac – ha scritto la sua personale grammatica musicale. Dinamica in primo piano, suoni abrasivi, rabbia e soprattutto la cazzuta capacità di riempire il vuoto con il vuoto.

Steve Albini

Steve Albini mentre conosce, hardcore. Photo by Shannon McClean. All rights reserved.

Con gli Shellac, la band meglio riuscita anche a suo dire, ha preso un suono orgogliosamente nudo e ve lo ha spiattellato in faccia con un’ attitudine analogica che ve la siete sempre sognata. Nessun tipo di promozione, niente pubblicità.

Per iniziare è indicato il suo ultimo album, Excellent Italian Greyhound, viscoso come come fosse lava.

Lo fi noise post hardcore? Mah, forse.

Tanto alla fine lo implorerete di uccidervi, perchè ormai avete conosciuto, hardcore.

Con l’aiuto di un solo accordo. O quasi.

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La Rai prova a conoscere, hardcore.

19/01/2009 · 4 commenti

La Rai prova a tenere il passo di Io conosco, hardcore. Senza riuscirci.

Ricordate il post sui regali dei Nine Inch Nails? Ebbene, solo oggi pomeriggio la tv di Stato ne ha dato notizia con un ritardo e una pochezza lessicale inaccettabile, roba da non pagare più il canone fino al prossimo golpe.

Un lettore, A.R., mi ha comunicato quest’oggi che il mini tg hi-tech Nea Polis che va inonda sul Rai3 alle 15, ha messo in onda un servizio senza verve e senza nessun accenno di eleganti volgarità sul regalone da 400 Gb di Trent Reznor.

Alla luce di tutto ciò, altro che Rai.

Io conosco, hardcore arriva sempre prima. E meglio. E senza trattenersi.

E non finisce qui. Molto probabile nei prossimi giorni una sensazionale intervista in esclusiva.

Solo su Io conosco, hardcore.

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